Riconversione area pomicifera: la risposta al Circolo di Legambiente nell’intervento del prof. Mondini

Riceviamo da Angelo Sidoti e pubblichiamo:
Gentile Direttore, Le trasmetto intervento reso dal Prof. Mondini del SITI del Politecnico di Torino dove vengono già rappresentate alcune delle preoccupazioni esposte dal Circolo di Legambiente e peraltro illustrate dallo stesso docente in occasione del suo intervento del 19 settembre.

Intervento prof. Giulio Mondini, Direttore di SiTI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione
Il workshop che si è recentemente concluso ha rappresentato un momento importante per il tema della riqualificazione delle ex cave di pomice nell’isola di Lipari, oltre a essere una tappa fondamentale del processo di riqualificazione dell’intero sistema delle Isole Eolie.
Le proposte progettuali formulate dai partecipanti costituiscono, al momento, una fase esplorativa delle diverse possibilità che si potranno configurare, e soprattutto rappresentano la base per avviare un dibattito durante il quale, nei prossimi mesi, la comunità diventi sempre più una protagonista attiva.
Come ho avuto modo di ricordare durante il mio intervento all’apertura dei lavori del workshop, il ruolo della comunità e la sua partecipazione, rappresentano la base per qualsiasi strategia di intervento che si vorrà mettere in atto. Il concetto della sostenibilità, contesto imprescindibile – soprattutto laddove ci si confronta con un territorio che è patrimonio dell’Umanità - impone di pensare all’intero ciclo del progetto, ovvero di valutare in anticipo sia le azioni progettuali, sia le ricadute che queste potranno generare. In quest’ottica, la trasformazione che verrà attuata sulle zone che ospitavano le cave di pomice dovrà tenere conto non solo delle risorse materiali disponibili, ma anche delle risorse umane che erano prima impiegate nell’attività estrattiva. Tale questione veniva già sottolineata dagli organi consultivi dell’UNESCO, quando nel 2007 raccomandavano di procedere all’estinzione delle attività di estrazione e di attuare un piano di riqualificazione degli aspetti ambientali e dei lavoratori, verso i quali indirizzare percorsi formativi volti a promuovere nuove figure professionali nel settore turistico e culturale.
Ritengo utile focalizzare l’attenzione sul concetto di “rigenerazione territoriale” che, a mio avviso, dovrà essere attuata a Lipari su un comprensorio esteso che va da Canneto ad Acquacalda. Si tratta di innescare un processo ampio, che a partire dal potenziale offerto dalle risorse naturali, culturali, economiche e sociali, sappia costruire una nuova identità e veicolare una rinnovata immagine del territorio. Il progetto di architettura deve sempre tenere conto che opera su di un paesaggio «vivente» e che l’ambiente, in senso lato, fonda le premesse per il progetto: le bellezze naturali, le risorse ambientali, le ricchezze culturali, la biodiversità di specie e di ecosistema, le qualità percettive di un territorio, le stratificazioni storiche, le reti sociali sono gli elementi che possono dare vita ad una riconversione. Tutti questi elementi, che sono ben esplicitati dalla Dichiarazione di Valore Universale con la quale l’UNESCO ha ratificato l’iscrizione del sito delle Isole Eolie alla Lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2000, rappresentano certamente un punto di partenza privilegiato per la rigenerazione territoriale, che, a mio avviso, deve allacciare le prospettive di sviluppo economico allo straordinario valore culturale, naturale e paesaggistico dell’isola.
Progetti di questa natura, che investono l’intero sistema “terra-acqua” delle isole Eolie, devono partire innanzi tutto dalla messa in sicurezza del comprensorio: questione imprescindibile per poter avviare un confronto serio e fattibile su una parte rilevante dell’ambito costiero, sia per quanto riguarda le cave nel loro complesso ma anche rispetto alla caratterizzazione della discarica di Punta Castagna, al fine di poter procedere alla sua bonifica. Tali elementi costituiscono una priorità a qualsiasi proposta di riutilizzo, il quale non può in alcun modo essere immaginato come mero recupero delle parti immobiliari. Si tratta infatti di operare un bilanciamento fra il sistema “acqua- costa-entroterra” in grado di riequilibrare le attività dell’isola, non solo turistico-ricettive, e fare in modo che queste possano contribuire ad un reale progetto improntato verso la sostenibilità per la comunità delle Eolie.