L’ex Provincia regionale di Messina si avvia ormai a grandi passi verso il default

Una mossa della disperazione, tre correttivi che rappresentano l'ancora di salvezza per evitare un fallimento vicinissimo. La rivoluzione nell'apparato organizzativo pubblico che avrebbe dovuto portare alla trasformazione delle ex Province, rischia di concrettizzarsi ma nel peggiore dei modi, cioè facendo dei nuovi enti dei “barconi” in alto mare con grossolani limiti finanziari, specie in Sicilia. Messina non fa eccezione, perché gli sforzi profusi negli ultimi due anni non sono bastati ad assicurare serenità e stabilità strutturale. A poco o nulla sono valse le strategie straordinarie varate dal commissario Filippo Romano, attraverso tutta una serie di misure tendenti al contenimento della spesa, ridotta nell'ultimo lustro di ben 38 milioni di euro su un bilancio di 90. Palazzo dei leoni si trova oggi nell'impossibilità di approvare i conti finanziari 2016 e ne conseguirà l'obbligo di dichiarare il dissesto finanziario, ai sensi dell'articolo 244 del Tuel. 
Una situazione gravissima che costringe l'ente a non potere garantire servizi e funzioni, addirittura una volta versato il prescritto “contributo” allo Stato, dovrebbe saltare perfino il pagamento degli stipendi dei dipendenti. 
Ma come si è arrivati a questo punto e perché? I fattori principali sono il richiamato contributo alla finanza pubblica previsto dalla Legge di Stabilita 2015 con il “versamento forzoso” a favore dello Stato delle entrate proprie derivanti dalle imposte RcAuto e Ipt. Ma anche il mancato accesso delle Province siciliane (così come quelle sarde e friulane) ai fondi previsti per il trattamento economico del personale (60 milioni di euro stanziati) e per la viabilita ed edilizia scolastica (495 milioni di euro). Dissesto dunque che sembra ormai imminente, ma servirà per cambiare le cose? 
Come spiegato da Romano, il default non gioverebbe a risanare la funzionalità dell'ex Provincia, perché anche la nuova gestione nel 2017 andrebbe incontro ad un ulteriore dissesto, visto che la legge Finanziaria del 2015 prevede nel prossimo anno un ulteriore aumento del contributo a carico della costituenda Citta metropolitana (25 milioni di euro su 62). 
«A scanso di ogni equivoco è bene chiarire che avendo ormai l'ente assorbito il totale azzeramento dei trasferimenti erariali mediante l'azione di risparmio e risanamento, la crisi finanziaria e I'eventuale dissesto sarebbero cagionati esclusivamente dal contributo a favore dell'erario – ha spiegato il commissario . Per questo si ritiene necessario e inderogabile un intervento, in sede di approvando decreto enti locali e Conferenza unificata Stato Regioni, in favore delle Città metropolitane e dei Liberi Consorzi dell'Isola, istituzionalizzati e regolati con legge regionale 15/2015».