Mercoledì l’autopsia sul corpo del povero Bartolo Zaia.

Sarà effettuata mercoledì pomeriggio, presso l’obitorio del cimitero di Lipari, l'autopsia sul corpo di Bartolo Zaia, il 68enne imprenditore edile liparese in pensione, deceduto giovedì scorso dopo essere precipitato da una scala in muratura, ubicata in un rudere di proprietà della famiglia di una delle figlie. 
E’ stata disposta dal Procuratore della Repubblica di Barcellona, dottoressa Dora Esposito, che ha conferito l’incarico al medico legale Letterio Visalli.
L’esame autoptico sarà preceduto da una tac da effettuarsi presso l’ospedale di Lipari. 
Presumibilmente, dopo l’effettuazione di questi esami, disposti dalla magistratura per fare luce sul tragico evento, ascrivibile probabilmente ad un malessere, la salma sarà “liberata” e restituita ai suoi cari. 
I funerali, di conseguenza, potrebbero tenersi già giovedì nella Basilica di San Cristoforo a Canneto.

Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia: Ciao Aimée, amica del cuore

Così scrive Janni, oggi 23 maggio, nel terzo anniversario della scomparsa di 
Aimée Pierrette Carmoz

Ciao
Aimée, amica del cuore


Anna Frank ha scritto: «Pensa a tutta la bellezza ancora rimasta attorno a te e sii felice.»

Ci siamo conosciuti diversi anni fa, io e Aimée Pierrette Carmoz: sulle pagine de “la Repubblica – Palermo”, quando Giustino Fabrizio era capo della redazione. Spesso Fabrizio pubblicava le nostre lettere al giornale: ovvero i messaggi, i commenti di due indomiti cittadini, di due appassionati ambientalisti. Io scrivevo da Caltanissetta, Aimée Carmoz da Stromboli. Poi, abbiamo iniziato a scambiarci e-mail o a sentirci telefonicamente. Era bello ascoltare il delicato accento francese di Aimée. Era bello discutere di ecologia, di paesaggio, di politica e di bellezza con questa donna timida, minuta e determinata, presidio di Italia Nostra nelle isole Eolie.

Poi, nell’estate del 2008, andai a trovarla, insieme a mia moglie Maria Teresa, nella sua amatissima Stromboli, l’isola “niura” – come diceva lei. L’isola-vulcano. Conservo alcune preziose immagini fotografiche di quel viaggio, di quei luoghi, tra cui quelle relative al sublime cimitero di Stromboli: un esercito silente e immobile di croci bianche in mezzo a un campo verde e giallo. Sullo sfondo, l’azzurro intenso del mare. Un mare caldo e salato. Sulfureo e inquieto.

Aimée Carmoz se ne è andata il 23 maggio del 2019. Ha vissuto, si è consumata lentamente nella sua isola “niura”, ma piena di luce e di bellezza. Nel luogo dove aveva scelto di vivere, di abitare. Per sempre. Un luogo dell’anima. Assoluto.

Nelle isole Eolie, ma non solo, è stata protagonista di tante battaglie a tutela dell’ambiente, del paesaggio. Della bellezza. Sempre ricca di fede e speranza. Di leggerezza e ironia. Lei guardava il mondo, la sua isola con occhi gentili e infinito stupore. Quanta grazia nella sua vita. Quanta passione, dedizione, cura. E impegno.

Queste parole scriveva Aimée nell’estate del 2008: «La pace, sì, e l’innocenza … e questo venticello fresco intorno all’anima mia, in quest’inferno che divampa intorno a noi …»

Ciao Aimée, amica del cuore.

Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia

Canneto: Nel giorno di Santa RITA, la Santa “dei casi impossibili” presentati alla comunità i fanciulli che domenica riceveranno la Prima Comunione

Riprendiamo un post pubblicato sul sito della Parrocchia di San Cristoforo a Canneto
Il 22 Maggio la Chiesa festeggia Santa Rita da Cascia e anche nella nostra parrocchia durante le sante messe domenicali è stata invocata l’intercessione della Santa “dei casi impossibili”. Inoltre, il nostro parroco Mons. Lillo Maiorana, alla fine di ogni celebrazione eucaristica ha benedetto le rose che i fedeli hanno portato con loro.

La figura di Santa Rita, donna straordinaria, ricca di pazienza e di amore sconfinato che riversava su tutti, è legata infatti al dono di una rosa. Alla fine dei suoi giorni terreni, malata e costretta a letto, Rita chiede a una cugina venutale in vista di portarle una rosa dall’orto della casa paterna. Ma siamo in inverno e la cugina la asseconda solo pensandola nel delirio della malattia. Tuttavia tornata a casa, in mezzo alla neve, la parente trova quanto da Rita chiesto e, stupefatta, si precipita nuovamente al capezzale della cugina per portarle il fiore. Da allora la rosa divenne il simbolo di Santa Rita e del profumo di Cristo che ella seppe riversare sciogliendo tanti cuori gelati.

Oggi (ieri per chi legge su Eolienews), inoltre, il profumo di Cristo è tornato a diffondersi anche attraverso l’accostarsi al sacramento della Riconciliazione dei bambini della parrocchia. Infatti, durante la celebrazione della mattina il nostro parroco ha presentato alla comunità tredici fanciulli che oggi, dopo un momento di comunione tenutosi nella chiesa parrocchiale del SS. Nome di Maria in Pirrera, hanno ricevuto il sacramento della Prima Confessione e che domenica prossima riceveranno la Prima Comunione.

Come Santa Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, così i nostri bambini sono riusciti, nonostante le difficoltà affrontate, a giungere ad incontrare l’abbraccio misericordioso di Dio.

L’ORIGINE DEI CETACEI. QUANDO I DELFINI AVEVANO LE ZAMPE. Gli alunni di Vulcano hanno incontrato la paleontologa Sanfilippo


(di Santina Mazzeo) Stamani gli alunni del plesso scolastico di Vulcano hanno incontrato la paleontologa Rosanna Sanfilippo (Università di Catania) che ha spiegato loro come i delfini si sono evoluti nel corso dei secoli.
L'incontro, organizzato dal dott. Mariano Bruno del Rotary club di Lipari ha affascinato i piccoli ascoltatori che hanno mostrato la loro curiosità ponendo numerose domande.

Giacomo Biviano, candidato al consiglio comunale: “In prima linea per vincere battaglie per la tutela dei diritti fondamentali di noi eoliani” (Messaggio elettorale autogestito)

Partecipo con rinnovata emozione alla prossima tornata elettorale, sostenendo il candidato Gaetano Orto, in quanto persona onesta e trasparente, umile e vicina a noi concittadini, competente e di esperienza. Mi metto a Sua ma soprattutto a Vostra disposizione per rafforzare e vincere le necessarie battaglie per la tutela dei diritti fondamentali di noi eoliani.
Ebbene, conoscete il mio costante impegno e il mio contributo per talune conquiste; non avanzo propositi da favola ma vi assicuro fermezza e determinazione per il miglioramento della qualità della vita del nostro meraviglioso arcipelago.

La Grande Missione. Riflessione di Michele Giacomantonio sull’Ascensione che si celebra domenica prossima.

 Cos’è la “grande Missione” ?

In queste settimane dopo Pasqua fino all’Ascensione che si celebrerà domenica prossima, la Chiesa ci propone nei Vangeli delle domeniche, facendo riferimento soprattutto all’evangelista Giovanni, quella che definirei “la Grande Missione” che il Signore affida ai credenti cioè a tutti quelli che si dichiarano cristiani. Penso che valga la pena riassumere e riproporre i tratti di essa. 

Nello stesso giorno in cui risorge, i Vangeli ci parlano di tre incontri di Gesù, con Maria di Magdala (Gv 20,11-15), con i discepoli di Emmaus ((Luca 24, 13-35) e infine, ancora in Giovanni con tutti gli apostoli meno Tommaso e molti discepoli in una casa a porte chiuse “ per paura dei capi ebrei” (20, 19-23). E proprio quest’ultimo incontro, avvenuto la sera dello stesso giorno della Resurrezione, assume in Giovanni un significato speciale diverso dagli altri. L’incontro con Maria di Magdala è caratterizzato dai sentimenti, quello con i discepoli di Emmaus dalla rilettura della propria  missione terrena alla luce delle Scritture. L’incontro nella casa dalle porte chiuse ha invece un carattere più istituzionale, potremmo dire che è il primo Concilio della nuova Chiesa in cui Gesù lancia la “Grande missione” :  ”Come il Padre ha mandato me anche io mando voi” , parla del perdono dei peccati e soffiando dona la forza dello Spirito Santo.

A chi è rivolta la Grande Missione ? Agli Apostoli cioè ai 12 anzi agli 11 senza Giuda? No, a tutti i discepoli, Giovanni è chiaro in questo: la Grande missione, compresa la remissione dei peccati, è per tutta la comunità. I presbiteri che rappresentano gli Apostoli hanno il compito di guidare la comunità, non di sostituirsi ad essa. 

Il mandato enunciato nel primo giorno della Resurrezione va ulteriormente approfondito e questo avviene grazie alla incredulità di Tommaso. E’ in risposta ai suoi dubbi che Gesù afferma : ” perché hai veduto hai creduto? Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.

Rispondendo a Tommaso Gesù chiama “beati” quelli che non hanno visto ed hanno creduto. Perché “beati” ? Perché chi pratica un amore che si fa servizio per gli altri incontra in sé una qualità di vita che è la stessa di Dio e quindi può sperimentare la presenza di Cristo vivo e vivificante. Chi crede vede è la sfida che Gesù ci rivolge.

La missione di Pietro

Dopo l’incontro nella casa a porte chiuse dove Gesù lancia la “Grande missione” gli apostoli ed i discepoli che l’avevano seguito a Gerusalemme tornano in Galilea ma più che alla missione promossa da Gesù sembrano dedicarsi a riprendere le ordinarie attività a cominciare dalla pesca su iniziativa di Pietro. Ma senza successo. Forse perché sfortunati ma forse perché non si impegnano con convinzione. Sono disorientati, non sanno abituarsi alla assenza di Gesù. E Gesù viene da loro. È sulla spiaggia al loro ritorno.

Subito i discepoli non riconoscono il Maestro. E’ Giovanni, l’apostolo che Gesù amava, che capisce chi é l’uomo sulla spiaggia e lo dice a Pietro che subito si getta in mare per raggiungerlo. Pietro che più degli altri ha bisogno di rincontrare il Maestro dopo che lo ha rinnegato di fronte ad una cameriera   malgrado Gesù l’avesse definito “la roccia” su cui edificava la sua chiesa.

Su suggerimento di Gesù i discepoli prendono con la barca nuovamente il largo e gettano le reti e queta volta il successo non manca. Possono tornare a riva con le reti stracariche di pesce dove Gesù li aspetta intorno un fuoco acceso col pane ed alcuni pesci ad abbrustolire. Così Gesù è venuto a rincuorarli perché comprende che il loro disorientamento è forte.

Ma non è solo per dare loro conforto che Gesù è venuto sul Lago di Tiberiade, lì dove la loro avventura ha avuto inizio. C’è un’altra ragione ed è Pietro. Gesù sa che può fare sempre conto su di lui ma ha bisogno di un chiarimento. Pietro corrisponde alla fiducia piena e personale che Gesù gli ha dato? Lo ama lui più degli altri? Quanto è grande la sua dedizione? Non è facile per Pietro rispondere, se ripensa al canto del gallo subito dopo il rinnegamento.

Gesù chiede a Pietro se lo ama più degli altri, poi non insiste nel sollecitare un confronto, poi si contenta dell’amicizia. Gesù comprende l’imbarazzo di Pietro dopo quanto è avvenuto e non insiste. Pietro sa che Gesù legge nel suo cuore e si affida a lui e Gesù lo perdona e gli chiede di occuparsi dei nuovi fedeli e cioè di “pascere le sue pecore”.

I contenuti della “grande Missione”

Con questo interrogatorio di Pietro si chiude il Vangelo di Giovanni che non ci parla dell’Ascensione ma nelle  domeniche che prolungano il tempo pasquale fino all’Ascensione, VIII domenica dopo Pasqua, la Chiesa ci ripropone nei Vangeli gli insegnamenti essenziali che il Risorto consegna ai suoi fedeli e su cui fonda la sua Chiesa: insegnamenti che sostanziano la Grande Missione. Essi sono innanzitutto la rivelazione del vero progetto di Dio sull’umanità: tutti siamo chiamati ad essere, per  tramite dl Cristo, una sola cosa col Padre e quindi parte della sua divinità; quindi la consegna di un comandamento nuovo ultimo e definitivo; infine, con l’ascesa al Padre, il dono dello Spirito consolatore e infine la rivelazione sensazionale: ”Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Si tratta di brevi richiami tratti dalla conclusione di una discussione di Gesù con la folla di ebrei avvenuta nel portico del tempio di Gerusalemme nella festa della riconsacrazione e dal discorso dell’ultima cena. La prima è una  dichiarazione che racchiude tutta l’esperienza cristiana e qualifica il legame profondo fra il Cristo e coloro che credono in lui e costituiscono la Chiesa.

E’ Gesù stesso che riassume questa relazione con tre verbi: ascoltare, seguire, conoscere.

 Ascoltare”è molto di più del semplice sentire. Per aver fede n Gesù occorre ascoltarlo creando una comunicazione profonda che giorno dopo giorno da vita alla comunione. Questo tipo di colto caratterizza la fede ebraico-cristiana a partire da Mosé che comunica le disposizioni di Dio sul monte Oreb.

Il secondo verbo dopo l’ascoltare è il “seguire”che vuol dire il conformare la nostra vita alla sua, come lui la conforma al Padre, senza correre avanti o attardarci nelle retrovie perché rischieremmo di smarrirci e di perdere l’appartenenza alla comunità. Ed il terzo verbo è “conoscere”. Una conoscenza dinamica, capace di penetrare nel profondo, da cui nasce l’amore. L’amore fra il Padre e il Figlio che genera l’amore  di Gesù verso di noi e di noi verso Gesù che diventa per ciascuno di noi l’amico e l’amante fedele.

Se noi lo ascoltiamo, lo seguiamo, lo conosciamo e l’amiamo, siamo nella sua mano e nessuno potrà strapparci via. Perché la mano di Gesù Cristo è la mano di Dio. “Io e il Padre – ha detto Gesù – siamo una cosa sola”: cioè letteralmente Gesù afferma “io sono uno con il Padre”. E siccome l’uno nella simbologia biblica è il numero che indica la divinità questa dichiarazione è insopportabile per i farisei. Una bestemmia che merita la morte.

Quella che per i capi religiosi di Israele è una bestemmia, per noi invece è garanzia di vita eterna. Ed è il vero progetto di Dio sull’umanità. Cioè, è volontà di Dio, che ogni creatura diventi suo figlio ed abbia la sua stessa vita divina.

Il comandamento nuovo

Non meno importanti e significative sono le affermazioni tratte dal discorso dell’ultima cena a cominciare da quello che é uno snodo fondamentale perché il comandamento nuovo riassume ed ecclissa tutti gli altri e ci qualifica cristiani. E’ il comandamento dell’amore reciproco.

Il comandamento nuovo ha una premessa ed un contenuto. La premessa è la glorificazione del Figlio e del Padre in lui, il contenuto è l’amore reciproco. Gesù annunzia la glorificazione quando Giuda esce dal cenacolo per andarlo a denunziare al Sinedrio e dare inizio così alla Passione. Nell’amore incondizionato senza limiti, anche nei confronti del nemico, infatti si manifesta la gloria di Dio perché Dio è amore infinito. Queta glorificazione anche se passa per la morte in croce non è una fine ma un inizio, non produce lutto ma gioia, perché grazie alla morte di Gesù si effonde lo Spirito sulla sua comunità.

Il comandamento nuovo non è un nuovo comandamento che sostituisce quelli di Mosé ma li qualifica e li esalta dando vita ad una nuova alleanza fondata non sulla forza della legge ma sulla grazia e la verità. L’amore vero si trasforma in servizio verso gli altri. Da qui il segno della lavanda dei piedi che Gesù ha realizzato nell’ultima cena.

Ed ecco quindi il contenuto del comandamento nuovo: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.  E tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri.

Non esiste altro distintivo per il cristiano e per la comunità cristiana se non l’amore reciproco, un amore che si mette al servizio degli altri, un amore che crea la comunità prima che le leggi e i regolamenti. Si Padre, aiutaci ad amare il nostro prossimo anche se non è amabile, anche se non è credente, anche se ha costumi e tradizioni lontano dalle nostre.

Un altro passo del discorso di Gesù nell’ultima cena annunzia la sua partenza ed avvertendo la  preoccupazione dei discepoli di rimanere privi della sua presenza, li rincuora: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore”. Parole che scavalcano i secoli e sembrano rivolte anche a noi in un tempo in cui siamo ogni giorno agiati da mille paure: la guerra, la pandemia, le difficoltà economiche, i problemi sociali. Ed è anche a noi che sono rivolte le sue parole di rassicurazione: non rimarremo soli se sapremo corrispondere al suo amore.

Un nuovo Esodo

Il primo frutto di questo amore è il dono dello Spirito Santo che il Padre manderà nel nome del Figlio col compito di difenderci e di sostenerci. Lo Spirito ci insegnerà ogni cosa, ci ricorderà quello che il Maestro ci ha detto ed anche quello che ha taciuto perché temeva che non le comprendessimo. Lo Spirito trasforma in memoria creativa l’insegnamento di Gesù, riproduce la sua carità, la sua capacità di offrirsi in dono agli altri.

Il dono dello Spirito Santo nasce dal rapporto del Figlio asceso al Padre e ricongiuntosi a lui. Dice Gesù in una dichiarazione sensazionale  : ”Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Ecco l’Emanuele il Dio con noi anzi il Dio in noi. Quindi non c’è più un Tempio dove risiede il Signore ma ogni creatura è il tempio dove Dio si manifesta. Dio diviene intimo all’uomo e si manifesta quando l’uomo sa esprimere la sua umanità. Tanto più l'uomo è umano tanto più manifesta il divino che è in lui.

Con Gesù  Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi. E’ iniziato con Lui un nuovo Esodo, cioè un cammino nuovo di liberazione dove ogni discepolo del Cristo diventa la sua dimora divina. L’uomo aveva sacralizzato Dio chiudendolo nel Tempio e ponendo limiti alla sua accessibilità, Dio ora sacralizza l’uomo e desacralizza tutto quello che prima veniva concepito come sacro.

Il Dio di Gesù chiede dei figli non dei sudditi. E’ un Dio che non diminuisce l’uomo ma lo potenzia e soprattutto non chiede che l’uomo viva per lui, ma che viva di lui e sia con lui e come lui portatore di un’onda crescente di vita e di amore per tutta l’umanità. Questo ti chiediamo Padre che sappiamo farci portatori di questa consapevolezza nella Chiesa e nella società.

      Michele Giacomantonio

Pallavolo femminile: Doppia preziosa vittoria per le ragazze del club Meligunis

 Comunicato Stampa

Doppia vittoria per le nostre ragazze nel confronto con la Play Volley Barcellona che portano la squadra al secondo posto in classifica a soli due punti dal Fly Volley di Rocca di Caprileone, ma con una partita in meno, la stessa il prossimo fine settimana sarà di scena al Palazzetto dello sport di Lipari con ancora un doppio confronto, sabato 28 ore 16,30 e domenica 29 alle 15,00.

Nella gara del mattino vinta per 3 a 0, anche se qualche ragazza non ha risposto alle sollecitazioni del tecnico Massimo Biviano nel modo in cui ci aveva abituati a vederla in campo, il risultato non è mai stato in discussione chiudendo la partita con il punteggio di 25/19 – 25/13 – 25/17.

Nella gara disputata nel pomeriggio ancora un 3 a 0, le ragazze sono state più determinate e si aggiudicano i primi due set in modo netto 25/7 – 25/13 solo al terzo set si concede qualcosa alle ragazze di Barcellona chiuso 25/21 dove Massimo Biviano ha utilizzato tutti gli atleti in panchina e provando alcune soluzioni che verranno sicuramente utili per le prossime gare.

Ricordando… Carlo Di Paola


Le foto sono pubblicate, in modo casuale e gratuitamente, dal direttore e non su richiesta dei lettori.
Anniversari, ricordi, commemorazioni con foto a vostra scelta sono a pagamento.
Il costo è di euro 15 a pubblicazione, 20 euro con foto

Auguri di…

Buon Compleanno a Lorenza Merlino, Gabriella Cannistrà, Loris Amato, Nazzarena Garuti, Rita Subba, Simone Alessi, Francesca Monroe

Danza: Anche a Catania soddisfazioni per la Magmarhei

Al concorso Premio Resilienza, tenutosi al teatro "Nelson Mandela" di Catania ancora soddisfazioni per il Centro Danza Magmarhei e le sue allieve.
Si sono classificate seconde, nella categoria kids, danza moderna, con la coreografia "Parisienne" della coreografa Desirée Falconieri.
Una giornata ricca di emozioni e partecipazione dopo due lunghi anni di chiusure forzate e tanti sacrifici.

Sulfaro: “Nessuna intenzione di mettere in discussione l’onorabilità e la memoria del compianto Nando”.

Buongiorno, Direttore. 
Nessuna voglia di alimentare alcuna polemica. 
Conoscevo personalmente Nando Corrado, persona stimatissima che ho più volte incontrato durante il suo calvario. 
Mi scuso con l'Avvocato Corrado, perché non era mia intenzione mettere in discussione l'onorabilità e la memoria del compianto Nando. 
Volevo solo far rilevare, che spesso, al di là delle apparenze, non tutto è come sembra. E che certe certe circostanze vanno approfondite. 
Pertanto, non ritornero' a trattare l'argomento. Se l'Avvocato Corrado, ritiene di dover ulteriormente precisare, è libero di farlo. 
Io, mi fermo qui. 
Cordiali saluti
Placido Sulfaro

Il Lipari calcio intitola la scuola dei portieri a mister Dall’Oglio

Scrive il presidente Andrea Tesoriero: “Era il 27 marzo c.a. e si ufficializzava il progetto della scuola calcio per portieri. La chiave del programma era stata affidata al mister Ernesto Dall’Oglio. Il 10 aprile, dopo che ci eravamo sentiti il giorno prima, una telefonata mi informava che Ernesto era salito in cielo. Brutto momento ma, dopo i primi giorni, il pensiero fisso era uno ed uno solo: portare avanti la scuola calcio ed intitolarla a te Ernesto.

Oggi 22 maggio 2022 ufficializziamo che esiste la scuola calcio “Ernesto Dall’Oglio”. Sempre grazie mister e guidaci da lassù…

FORZA LIPARI SEMPRE”

Orto, candidato sindaco di Lipari: “Straordinaria partecipazione di pubblico all’incontro tenutosi a Panarea” (Messaggio elettorale autogestito)

Comunicato Stampa:

Straordinaria partecipazione di pubblico all’incontro tenutosi a Panarea

Dopo Stromboli, Quattropani e Canneto, anche Panarea risponde in maniera straordinaria. 

Ieri presso l’Hotel Cincotta si è tenuto un affollato incontro con il candidato sindaco Gaetano Orto, giunto sull’isola accompagnato dalla sua squadra, con la quale sta condividendo gli appuntamenti elettorali in vista delle elezioni comunali del prossimo 12 giugno.
Gaetano Orto a conclusione degli interventi, che hanno visto protagonisti Silvia Pratelli, Sergio La Cava, Erika Pajno e Gesuele Fonti, ha rimarcato come la sua amministrazione avrà al centro dell’attenzione le problematiche delle frazioni.

“Non a caso – ha esordito Orto – ho già indicato in prima battuta Silvia Pratelli quale esperta del Sindaco. Una professionista che, in maniera disinteressata, si è resa disponibile per fare da collante, vivendo a Panarea, con l’amministrazione. Sarà quindi un punto di riferimento per questa isola”.
Il candidato sindaco, supportato dalla lista “SiAMO EOLIE”, ha affrontato le tematiche relative ai problemi di Panarea, risultando estremamente convincente come dimostrato dagli scroscianti applausi del numeroso pubblico intervenuto.
“Panarea sarà l’isola più green del mediterraneo – ha aggiunto Orto -, dal momento che abbiamo attivato progetti che prevedono importanti finanziamenti. Panarea avrà, inoltre, un campetto sportivo degno di tale nome, mentre sarà risolto l’annoso problema del cimitero”.

Orto ha affrontato anche tematiche molto importanti come l’approvvigionamento idrico, i rifiuti e la portualità.


Il Centro Studi commemora Giovanni Falcone nel 30° della strage

Comunicato Stampa

 

Era Il 23 maggio 1992, e a Capaci un’esplosione infernale lacerava Terra e Cielo, ponendo fine alla vita di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini di scorta.

Ancora una volta la Chiesa palermitana di San Domenico accoglieva bare innocenti siglate mafia e Uomini di Stato a capo chino sfilavano senza una risposta al “perché” rivoltogli dagli sguardi di una folla smarrita che invocava giustizia.

Sembrava la vittoria di Cosa Nostra, era invece la nascita di una più consapevole coscienza civile e alberi di speranza mettevano radici nelle vie della Città, della Sicilia, della Nazione; crescevano e si moltiplicavano, irrorati dalla sempre maggiore sete di legalità che la memoria delle tante vittime della mafia alimentava incessantemente.

Nello stesso anno, 57 giorni dopo la strage di Capaci, ancora un boato squarcia l’aria e cessa la vita di un altro servitore dello Stato, un altro ragazzo dell’antico quartiere palermitano della Kalsa, un altro studente modello. Li ritrarranno insieme in una gigantografia posta all’ingresso della Città, con quel sorriso vitale ed energico che rincuora e sembra proteggere, che sembra riportarli a giocare in piazza Magione, Giovanni e Paolo, uniti dal destino dei forti.

Palermo, l’Italia intera insorge. Le lenzuola bianche esposte al vento diventano simbolo di una   chiara volontà di cambiamento che dichiara guerra a tutte le mafie.  Sono incisive e toccanti le parole di Maria Falcone per i 30 anni dalle stragi del ’92: “La guerra contro la mafia non è un problema siciliano ma italiano. L’Italia è una sola, e le sue battaglie devono essere combattute tutte insieme”.

La storia politica del Centro Studi da sempre orientata ai valori della libertà culturale e del progresso sociale e democratico ha onorato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime della violenza mafiosa fin dal lontano 1995 con il Convegno organizzato a loro memoria e impreziosito dalla partecipazione della professoressa Maria Falcone, della giornalista corsa Marcelle Padovani e del magistrato Giuseppe Costa.

Anche l’arteria viaria di Lipari “Falcone e Borsellino” è stata così intitolata dall’Amministrazione Comunale coeva su indicazione e sollecitazione del Centro Studi.

Oggi il Centro Studi, nel trentesimo anniversario della scomparsa di Giovanni Falcone, saluta il grande magistrato con le parole di speranza del cantautore Lorenzo Jovanotti:

“Falcone era come il suo nome, lo hanno ucciso, ma non hanno ucciso la possibilità che altri si alzino in volo” .

Lipari, 22 maggio 2022

               Prof.ssa Maria Carnevale – socia Centro Studi