Il fermo nei cantieri e i lavoratori dell’edilizia (di Francesco Coscione)

Il fermo dei cantieri edili dal primo luglio è uno degli argomenti caldi di questa estate e della nuova amministrazione. Si è giustamente evidenziato il problema degli ormai famosi cantieri del 110, come tutti li chiamano, che hanno scadenze precise. Si è tenuto però poco conto di una condizione ancora più scottante: i lavoratori dell'edilizia, che nelle isole non sono pochi, e le loro famiglie, come e cosa mangeranno senza stipendio per due mesi e mezzo? Alcuni imprenditori forse possono permettersi economicamente il blocco, ma quelli che stanno otto ore sotto il sole per portare il pane a casa, che pane porteranno in quei mesi? È di vitale importanza cercare e trovare una soluzione non fermandosi al "si è fatto sempre così". Magari la mia è una idea irrealizzabile ma il Comune potrebbe farsi carico, almeno in parte, delle ore perse utilizzando i lavoratori per il diserbamento delle strade, anche urbane (che sono dei boschi) e dei sentieri. Sistemazione dell'arredo urbano fatiscente, del basolato divelto di SottoMonastero, diserbamento e pulizia del Belvedere di Quattrocchi che sopravvive solo grazie a chi ci lavora, riparazione delle voragini nel parcheggio di via Cappuccini, eccetera, eccetera.
Immagino la difficoltà burocratica ed economica di questa soluzione ma potrebbe essere un modo per dare dignità al paese e alle persone che sono senza lavoro.
Il turista ha i suoi diritti ma quei padri di famiglia hanno il diritto preminente del lavoro e del cibo. Grazie
Francesco Coscione